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La Sardegna, si sa, è tutta bella ma per la maggior parte dei turisti soltanto in estate. I subacquei, la amano tutto l’anno e in particolare quando il tempo permette loro di immergersi nei suoi splendidi fondali. Bosa offre agli appassionati dell’immersione un vero paradiso di scenari sottomarini, vicino al continente, in grado di offrire escursioni da sogno un po' ovunque. E’ questa la vera Sardegna, quella dove il turismo di massa non è mai arrivato: luoghi in cui la morfologia del litorale è rimasta immune dal cemento e le rocce e il mare sono padroni delle purezze solitarie di un ambiente vergine, che offre incontri straordinari. La prima immersione che consigliamo si raggiunge a sud, a circa 20 minuti di navigazione, in una zona ricca di secche, delimitata dal piccolo arcipelago di isole chiamato dai locali Corona Niedda e dalla Torre aragonese di Foghe. Tutta questa zona è piuttosto interessante: fino a due miglia a largo della costa il fondale di mantiene sui 35/40 m per poi precipitare di netto a meno 60/70 m generando profonde pareti dove, un tempo non lontano, si pescava in abbondanza il corallo. Le batimetriche più accessibili sono prevalentemente costituite da tavolati rocciosi molto tormentati e ricchi di anfratti intervallati da distese sabbiose e praterie di Posidonia da dove si elevano alcuni picchi che corrono fino a 20/25 m dalla superficie e formano guglie e secche popolate da numerose specie ittiche e bentoniche. Una delle secche più conosciute è quella di "Su Puntillone", scoperta nel 1983. In sardo su puntillone significa la punta grande, nome attribuitole perchè navigando sulla verticale con l'ecoscandaglio in funzione, questo ne traccia un profilo improvviso e aguzzo per via delle pareti a strapiombo che da quota meno 40 metri risalgono improvvise sino a meno 20. La localizzazione di Punta Grande non è facile, in quanto questo massiccio sommerso è situato due miglia a largo ed è necessario conoscere le precise direttrici per allineare alcuni monti appartenenti all'antico apparato vulcanico del Montiferru. Siamo sull'estremo nord della secca, settore in cui la parete raggiunge il massimo sviluppo verticale e la profondità di 38 metri. Già sul cappello ci aspettiamo grosse sorprese infatti, osservato dal basso verso l'alto, sembra un dinosauro, sul quale vive una colonia di piccoli organismi affini ai Madreporari, del genere Corynactys Viridis, di colore prevalentemente rosa e, in minore concentrazione, verde.

 
 
  

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