www.bosa.it > cultura e tradizioni > il carnevale

  

come arrivare a Bosa       -       la carta della Città          -       numeri utili            -         web Search         -        i quotidiani sardi

 

la Città

cultura e tradizioni

il carnevale

le sagre

artigianato

cucina e vini

arte e musei

il coro di Bosa

vacanza

natura


Il Carnevale di Bosa, chiamato ancora oggi Karrasegare, dalle informazioni ricavate dalla letteratura e dalle inchieste sul campo, poteva iniziare in due date diverse: o per Capodanno o con la festa di S’Antonio Abate. I giorni più significativi della festa erano e sono compresi tra la settimana che precede quella del giovedì grasso e l’ultimo giorno del Carnevale.
Il "Lardazholu" (laldaggiolu) è la festa che precede quella del giovedì grasso. Nei primi giorni della settimana gruppi di amici e parenti organizzano la questua per il cenone di Lardazholu.
La mattina e la sera del giovedì, gruppi in maschera (spesso estemporanea) girano per la città visitando amici e parenti  cantando "Muttettus  a  trallallera",  chiedendo e ricevendo in  cambio "Sa
palte ‘e cantare", derrate alimentari di ogni genere, buone per il cenone nel quale le maschere gozzovigliano allegramente.
Da qualche anno nella sera del sabato che precede il martedì grasso conclusivo, viene organizzata, nella via Carmine, ai piedi del quartiere medioevale di "Sa Costa",  la così detta "Festa delle Cantine", iniziativa che, grazie alla ospitalità dei proprietari che offrono a tutti i convenuti  vini e piatti tipici locali, ha un successo in crescita.
La domenica mattina proseguono le degustazioni di pesce e frittelle con il contorno di maschere e musica. In questi giorni si cantano le salaci canzoni, composte appositamente per il Carnevale, con le quali si dileggiano coloro i quali nel corso dell’anno si sono "macchiati" di azioni particolarmente clamorose; spesso sono gli amministratori ad essere oggetto delle frecciate in versi.
Il "martedì grasso" rappresenta il culmine dei festeggiamenti. S’inizia la mattina con il lamento funebre de S’Attittidu. Le maschere indossano il costume tradizionale per il lutto: gonna lunga, corsetto e ampio scialle nero; ogni maschera porta in braccio una bambola di stracci o qualcosa di simile che spesso ha un riferimento al sesso.
Le maschere, con voce in falsetto, emettono un continuo lamento, S’Attittidu appunto, e chiedono unu Tikkirigheddu de latte per ristorare il bambino che è stato abbandonato dalla madre dedita ai bagordi del Carnevale. La notte del martedì tutti indossano la maschera tradizionale bianca (solitamente un lenzuolo per mantello e una federa per cappuccio), per cercare il Giolzi Moro.
Il Giolzi era ed è la caccia al Carnevale che fugge e si nasconde nel sesso; I Giolzi cercano Giolzi illuminando con un lampioncino la parte puberale delle persone che incontrano gridando: Giolzi! Giolzi! Ciappadu! Ciappadu! (l’ho preso). La festa si conclude con i roghi che bruciano enormi pupazzi nelle vie e nelle piazze del centro della città.

 
 
  

copiright 2006  Microchip personal computer                                                                                                   contattaci