| | |  A questa data, Bosa viene a trovarsi in una situazione giuridica unica nell’isola potendo partecipare a tutti e tre i bracci, o stamenti, del Parlamento sardo: quello ecclesiastico in quanto città libera, e il militare perché parzialmente posseduta da un feudatario. Tale situazione derivava peraltro da una precisa forma insediativa. L’attento esame tipologico e morfologico dell’organismo urbano attuale, nell’assoluto silenzio delle fonti scritte, porta a concludere che la parte dell’abitato di pertinenza del feudatario fosse fisicamente separata dalla città libera e composta da successive quinte edilizie che si uniformavano alle curve di livello della collina: ed è questo il rione "sa Costa", privo di chiese perché per esso poteva bastare quella del Castello. La città reale. Nel 1499 una prammatica di Ferdinando il Cattolico dichiara Bosa città reale, con tutti gli onori e i privilegi connessi a tale titolo, pur lasciando il Castello infeudato all’ammiraglio di Villamari. A quest’epoca la funzione del feudatario è quella di esercitare una specie di protettorato sulla città. In realtà una funzione solo nominale perché, mentre la città cresce e prospera, l’interesse dei feudatari verso il loro possedimento diminuisce e il Castello inizia la sua decadenza. Tuttavia la vitalità artigiana e commerciale del luogo non viene mai meno, anche senza incrementi demografici.
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